Ogni società moderna che aspiri ad essere veramente libera e tollerante dovrebbe trarre insegnamento dall’Editto di Erragudi, emanato nel III secolo a.c. a Paliputra, l’oderna Patna dell’India, per volontà dell’imperatore Ashoka.
Cito:
“La crescita degli elementi essenziali del Dharma (il comportamento corretto) è possibile in molti modi. Ma la sua radice sta nel misurato controllo delle parole, in modo che non ci sia l’esaltazione della propria setta o la denigrazione di altre sette in occasioni inappropriate, e si deve mantenere un atteggiamento moderato anche nelle occasioni appropriate. Al contrario, le altre sette dovrebbero essere debitamente onorate in ogni modo in tutte le occasioni… Se una persona agisce altrimenti, non soltanto insulta la propria setta, ma danneggia anche le altre. In verità, se una persona loda la propria setta e disprezza le altre allo scopo di glorificarla solo per il suo attaccamento ad essa, agendo in quel modo insulta profondamente la propria setta.”
Grazie all’Editto di Erragudi ho scoperto ByoBlu, un blogger molto in gamba, che su questo editto dell’imperatore Ashoka ha scritto una riflessione molto bella e attuale.
Devo però dissentire con ByoBlu su una cosa. Lui dice che, per sperare in una società realmente libera, democratica e tollerante:
“Dobbiamo recuperare il pensiero. E con esso, i pensatori. Dobbiamo tornare a leggere, riscoprire ciò che avevamo già capito, e che abbiamo dimenticato”.
Io penso che non sia necessario sbattersi tanto. Per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore è sufficiente mettere un iPad nella culla dei nostri figli.
Se intendiamo la democrazia, come fa il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, come sistema fondato sulla libertà di espressione e condivisione del proprio pensiero (più che sulla libertà di voto), è evidente come le nuove tecnologie di comunicazione di cui ci stiamo rapidamente dotando non possano che favorire lo sviluppo di una società pienamente democratica. Una società dove la democrazia non ci sarà bisogno di insegnarla perché sarà la tecnologia stessa, attraverso il suo quotidiano utilizzo, a ispirare nei bimbi che verranno un forte ideale democratico.
Quant’anche – ipotizzando per assurdo – facessimo tabula rasa di tutto il pensiero umano, cancellassimo con un colpo di spugna tutta la cultura che abbiamo sviluppato nei secoli (Editto di Erragudi incluso), non credo si verificherebbe un ritorno alla barbarie. I nuovi primitivi (assumendo che abbiano conservato una lingua orale e scritta), svilupperebbero in maniera naturale, grazie alle tecnologie che troverebbero in eredità da noi, una società probabilmente più giusta della nostra. Una società paritaria, basata sulla condivisione delle informazioni, sulla comunicazione istantanea a distanza, e in definitiva sulla la libera espressione e circolazione del pensiero. Perché ciò è nella natura della tecnologia che abbiamo sviluppato.
L’uomo si evolve grazie alla macchina. La macchina si evolve grazie all’uomo. Non lo trovate un fatto straordinario? Io sì, tantissimo.
Chiudo con una citazione da George Dyson, storico della scienza:
“Il gioco della vita e dell’evoluzione vede tre partecipanti seduti allo stesso tavolo: esseri umani, natura e macchine. Io sto decisamente dalla parte della natura, ma ho il sospetto che quest’ultima stia dalla parte delle macchine.”
Trovate la citazione in lingua originale nella mia Opera I, “Journey to the West”.







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Le tecnologie da sole sono strumenti. Gli strumenti vengono utilizzati dalle persone e secondo me non si svilupperebbe una società paritaria o migliore, perchè le teste di cazzo ci saranno sempre, anche se bene informate o in grado di usare la tecnologia… o no?
Qui però parliamo di una teconolgia in grado di cambiare radicalmente come la gente comunica e scambia informazioni. Una tecnologia che influenza la percezione del mondo e i valori di coloro che la usano, destinata a trasformare la nostra civiltà più di quanto abbiano fatto in passato l’invenzione della stampa o del motore.
“le tecnologie da sole sono strumenti”… come appunto le parole.
se moderiamo le tecnologie come le parole il gioco è fatto.
molto bello questo post
Le parole senza la tecnologia per diffonderle hanno un potere molto limitato.
Prendiamo la democrazia. Il pensiero che tutti gli uomini dovrebbero essere uguali ed avere pari diritti credo in una certa misura sia sempre esistito. Anche tra i servi della gleba dell’antico Egitto ci sarà stato qualcuno che, in cuor suo, ha elaborato questo tipo di ideale. Ne ha parlato con altri magari. Ma il suo pensiero non era in grado, con le tecnologie di allora (per non parlare dell’analfabetismo), di raggiungere una diffusione tale da innescare il cambiamento sociale. La democrazia, senza l’invenzione della stampa e l’evoluzione dei mezzi di trasporto, non si sarebbe mai sviluppata in maniera tale da diventare una conquista della civiltà umana.
Oggigiorno, la democrazia in cui viviamo è ancora debole e imperfetta perché i mezzi di comunicazione di massa sono in mano a gruppi di potere (economico e politico). Attraverso il controllo di questi mezzi guidano le nostre scelte politiche e ci spingono al consumo per alimentare un folle sistema capitalista basato sul profitto perpetuo, indipendentemente dalle reali necessità della gente e dalle risorse disponibili sul nostro pianeta.
Grazie ai nuovi media, che rendono ciascuno di noi, in potenza, un comunicatore di massa, stiamo entrando in una nuova era, che si preconfigura come molto più libera ed egualitaria (ma anche no). Il punto di svolta è stata l’elezione di Obama. Più che come il primo presidente nero, sarà ricordato come il primo presidente eletto senza l’appoggio delle lobby di potere. Grazie a internet, durante le primarie, è riuscito a tirare su dalla gente comune molti più soldi di quelli che aveva Hillary Clinton, fortemente appoggiata dalle lobby. Avevo previsto la vittoria di Obama sin da allora proprio in virtù della diffusione raggiunta dal mezzo internet in America.
Tra 5 anni, anche in Italia internet sarà sufficientemente maturo da permettere di eleggere un gran comunicatore in grado di fare presa sul popolo. Anche se oggi non sembra affatto così, andiamo verso la realizzazione del socialismo, che tra 30 anni dominerà il mondo.
Purtroppo, tenderanno ad emergere anche dittature di stampo orwelliano in grado di ridurci in uno stato di schiavitù psicologica aberrante. E’ questo il grande pericolo da scongiurare. I dittatori del futuro controlleranno la rete, e saranno molto simili a Berlusconi, stesso sorriso, stessa affabilità, stesso carisma e capacità di improvvisare. L’amico di tutti. Ci vorranno ancora due o tre generazioni, per nostra fortuna.
Anche la caduta di Berlusconi, che è prossima, si dovrà in ultima analisi ad internet che negli ultimi 2 o 3 anni ha raggiunto le masse (Facebook l’anno scorso in Italia è cresciuto di quasi 10 milioni, un sesto della popolazione). Ormai l’informazione passa, anche in forme incisive e di forte presa popolare come i video di YouTube. Il quasi monopolio dei media tradizionali che ha Berlusconi non gli basterà a salvarsi. Proprio lui, il prototipo del dittatore del futuro, sconfitto dalla venuta dei mezzi che un giorno i suoi emuli cavalcheranno. Che beffa.
P.s. mi rendo conto che questo mio commento contraddice in parte il mio post. In definitiva, avete ragione voi, dipende da come la tecnologia viene usata. Diciamo che la caratteristica di queste nuove tecnologie è quella di permettere a livelllo sociale la realizzazione di grandi sogni ma anche di grandi incubi. Finché internet lo controllano aziende private multinazionali siamo in salvo. Quando i governi se ne impossesseranno (e andando in direzione di un socialismo globale, succederà), allora saremo nella merda. Dio salvi Google!
Resta il fatto che il vero motore della storia è l’innovazione tecnologica, l’evoluzione del pensiero umano dipende da essa.